ippaso

Kasparov vs Deep Blue

In Uncategorized on novembre 15, 2009 at 1:08 pm

Nel 1988 un computer nato per fini militari e riadattato al gioco sconfisse Bent Larsen, un Grande Maestro Internazionale di Scacchi. Il computer in questione si chiamava Deep Thought, ed era in grado di analizzare 500.000 posizioni per secondo.

Facile immaginare che ormai era solo questione di anni… e che ben presto Deep Thought sarebbe diventato il miglior giocatore di scacchi della Terra. Ma Gary Kasparov non la pensava allo stesso modo, anzi poco prima della sconfitta del grande Larsen aveva addirittura annunciato

se qualche Grande Maestro avesse davvero difficoltà a giocare contro un calcolatore, sarei felice di dargli qualche consiglio.

Ma dopo la sconfitta di Larsen le cose cambiano. I creatori del super-computer sfidano i mostri sacri Karpov e Kasparov, ma la superiorità dei due appare ancora netta. Le grandi multinazionali dell’informatica vedono però nel progetto un grande strumento di guadagno (anche in termini di popolarità), così l’IBM, allora soprannominata the Big Blue, entra di prepotenza in scena, ribattezza il computer Deep Blue in proprio onore e risfida Kasparov. L’incontro, su 6 partite, si tiene nel ’96 a Filadelfia. Kasparov sottovaluta l’avversario e perde la prima partita, ma poi si rifà vincendone 3 e pareggiandone 2. L’umano esce nuovamente vincitore, ma stavolta non senza difficoltà. L’IBM ha potenziato il proprio calcolatore tanto che ora analizza 30 milioni di posizioni al secondo, ma la genialità umana è riuscita nuovamente ad avere la meglio. La prima partita aveva evidenziato la supremazia tattica di Deep Blue, in grado di analizzare a fondo il gioco e impostare le mosse in modo da trarne il maggior beneficio, ma Gary coglie un dettaglio: il suo avversario non è un buon stratega! Ovvero, quando le mosse non portano ad evidenti vantaggi, Deep Blue non sa come comportarsi e non è in grado di fare il gioco. L’aggressività e l’esperienza di Kasparov allora annientano l’avversario.

Ma l’IBM non ci sta, e poi queste sfide stan facendo balzare il titolo altissimo in Borsa. Decide di impegnarsi a fondo nel potenziamento del calcolatore e stavolta si avvale anche della collaborazione di un altro Grande Maestro, Benjamin, il quale migliora appunto gli aspetti strategici di Deep Blue.

Nel 1997, l’anno successivo, Kasparov accetta nuovamente la sfida dell’IBM. Il campione è appena tornato da una serie di incontri nei quali ha battuto alcuni tra i migliori scacchisti al mondo e prende l’incontro un po’ sottogamba. L’atmosfera è incredibile: il mondo ha gli occhi puntati sulla scacchiera… e tutti sembrano tifare per Deep Blue: tutti vogliono diventare testimoni dell’Evento. La scacchiera è lì in un angolo. Deep Blue è coccolato, riverito e servito. Tutte le regole son state decise quasi per favorire psicologicamente il freddo calcolatore. Anche il fatto di avere 3 minuti a testa a mossa per pensare. E’ l’ideale per Deep Blue: ora analizza 200 milioni di mosse al secondo, che in tre minuti equivalgono a 360 miliardi di posizioni. L’IBM procura luogo, pubblico, assistenti, giudice, tutto. Gary si ritrova all’improvviso nella tana del lupo, è accerchiato. L’atmosfera è davvero pesante. Nella prima partita Kasparov usa i bianchi e stravince con straordinaria eleganza: esclusi i pedoni nessun pezzo bianco supera mai la metà campo. L’uomo si limita ad un controllo assoluto del centro della scacchiera e schiaccia i neri con una avanzata inarrestabile dei pedoni, supportati da dietro da un alfiere. La superiorità di Kasparov appare netta, ma la situazione si ribalta alla seconda partita. La macchina batte l’uomo: 1-1. Le analisi post-partita han poi evidenziato che Deep Blue avrebbe potuto pareggiare la prima partita, cosa che avrebbe potuto fare anche Kasparov nella seconda. Anche gli scontri tra i due giocatori di scacchi più forti al mondo non sono privi di errori. I due sembrano alla pari, ed infatti pattano la terza e la quarta partita. La quinta si rivela una vera battaglia campale, con i bianchi “umani” all’assalto della fortezza nera. Ma anche questa finisce in parità.

1 a 1 dopo 5 partite. Tutto si decide nella sesta.  Kasparov utilizza il nero. In genere le sue mosse di apertura con questi pezzi seguono la difesa Siciliana. Così si comporta con avversari umani e così aveva fatto finora contro il calcolatore. Ma stavolta no: all’improvviso decide di optare per una insolita difesa Caro-Kann. Questa apertura è una innovazione abbastanza recente, strana perché prevede di muovere due volte lo stesso pezzo, e abbastanza conservativa (non nello stile del campione dunque). Forse Gary ha pensato che la macchina fosse stata programmata non per giocare a scacchi, ma per giocare a scacchi contro di lui. Tutto procede per il verso giusto fino alla sesta mossa, quando il nostro eroe compie una piccolissima leggerezza: una inversione. Infatti la sequenza esatta avrebbe imposto a Gary di spostare l’alfiere di re davanti al re a interporsi tra regina e cavallo, e solo alla mossa successiva di spingere il pedone di torre a minaccia del cavallo bianco. Il campione fa al contrario e muove il pedone.

Un uomo forse non avrebbe neanche notato una cosa del genere, nella concitazione delle mosse iniziali, ma Deep Blue non ha neanche bisogno delle sue formidabili 360 miliardi di posizioni analizzabili: tutte le aperture note alla Teoria, e qualcosa in più, sono inserite nella sua memoria sotto forma di librerie (lo stesso vale per le partite didattiche, quelle dei campioni contro altri campioni). Deep Blue coglie l’occasione e scardina la difesa nera sacrificando il proprio cavallo.

Qui non si tratta della potenza di Deep Blue: l’errore di Kasparov è noto anche a lui che l’ha commesso, e a tal proposito qualche anno prima aveva scritto articoli nei quali lo descriveva e suggeriva come contromossa proprio il sacrificio di cavallo!

Kasparov entra in difficoltà. Riesce a mantenere una situazione di sostanziale parità di pezzi, ma si ritrova con una difesa totalmente scardinata e i pezzi sparpagliati e isoltati sul campo. Deep Blue invece è padrone della situazione con la regina, al centro della scacchiera, che domina completamente il gioco.

Kasparov abbandona alla diciannovesima mossa. Si alza dal tavolo e se ne va. Non c’è avversario con cui congratularsi (l’inserviente che muove i pezzi?). Ne ne va seccatissimo. Non è come perdere contro un uomo: se ad esempio avesse perso contro Karpov sarebbe stato diverso. Quando due eroi si scontrano, anche chi perde può sentirsi coperto di gloria. Come Ettore contro Achille. Ma Deep Blue non è un eroe: non imposta il gioco, studia semplicemente la mossa dell’avversario e attende un suo errore.

Kasparov chiede la rivincita, ma a condizioni eque (giudice neutrale anziché un avvoltoio che gli ronza attorno, terreno neutrale, …), ma l’IBM non accetta. Kasparov giocava per il gusto del gioco e per il gusto della sfida. L’IBM no. Alla multinazionale interessava solo avere i riflettori puntati su di sé e battere almeno una volta il Campione del mondo di scacchi. Poco importa chi sia realmente il più forte, l’uomo o la macchina. L’IBM ha subìto rialzi spaventosi in borsa e ha avuto un ritorno pubblicitario stimato in oltre 500 milioni di dollari.

Gary si sente usato, sfruttato dall’IBM, ma a poco valgono le proprie recriminazioni. L’IBM è pur sempre una multinazionale e Deep Blue più che un giocatore di scacchi è uno strumento per far soldi. A testimonianza di ciò dopo la sfida è stato riconvertito in una macchina per analizzare il mercato finanziario.

  1. Cavolo ippaso, racconto avvincentissimo, complimenti!!!!! Mi sono appassionato un casino mentre leggevo! sei stato un narratore coi fiocchi!

    Ti voglio però chiedere se secondo te, senza quel tragico errore, Kasparov ce l’avrebbe potuta fare???
    Insomma per te è ancora l’uomo ad essere superiore alla macchina o abbiamo realmente assistito a uno storico sorpasso? Se le regole, soprattutto quella dei 3 minuti per mossa (che mi pare molto limitativa per l’uomo), fossero state più eque, come sarebbe andata a finire?

  2. Sono d’accordo con Indio, racconto appassionante!! Comunque, secondo me, il vincitore rimane sempre l’uomo, fatto di mente, sangue, nervi e, piccolo particolare, non programmato da una macchina😉

  3. Non credo che in fondo si tratti davvero di una sfida della macchina all’uomo, si tratta semplicemente l’uomo che sfida se stesso con nuovi mezzi.

    Da matematico devo ammettere che considero la creazione di una macchina del genere una vittoria, e non una sconfitta.
    La vera sconfitta risiede nell’uso che se ne fa e nella strumentalizzazione della sfida.
    A tal proposito sto scrivendo un post su una storia simile a questa, ma ancora più emozionante!😀

  4. Credo che l’estro, la creativita’, l’immaginazione, siano componenti importanti del gioco degli scacchi e dubito che una macchina, per quanto complicata e dotata di algoritmi molto complessi, possa per il momento esserne dotata…La sfida è uno dei tanti appuntamenti che da anni ormai si ripetono con monotona cadenza…L’uomo perde se fa un errore altrimenti il risultato è scontato…

    credo…

  5. Bell’articolo!

    Io però da informatico sono contrario a questo “odio” verso i computer, come se fossero dei nostri nemici…. alla fine sono delle macchine programmate da noi, tramite la nostra intelligenza e creatività, e si può anche “insegnare” ad un computer ad imparare e ad essere creativo (le reti neurali!)…

    la vittoria di Big Blue è un successo della ricerca, e comunque gli scacchi sono un gioco complessissimo ma limitato a 64 caselle, il computer non ha rivali, se non è ora sarà tra pochi anni, è solo una questione di potenza di calcolo (per gli scacchi, non certo per “la vita”, che non è fatta di 64 caselle)

    • Sì ZaX son d’accordo con te, infatti nel commento avevo scritto che la creazione di una tale macchina è una vittoria, non una sconfitta.

      Detto questo però, un uomo piccolo piccolo in una sala enorme contro una macchina formidabile, è un’immagine troppo epica, troppo emozionante.
      Non si può non tifare per Gary!

    • devo dire che sono stato convinto dai vostri commenti sulla questione… concordo che “si tratta semplicemente l’uomo che sfida se stesso con nuovi mezzi.”

      In questo caso però lascia un po’ di amarezza che da una delle due parti non ci fosse il gusto della sfida e della ricerca (come in Tinsley vs Chinook), ma deep blue era “spinto” solo da fini commerciali. E’ questo che rende la sua vittoria meno entusiasmante!

  6. Kick-ass post, great looking blog, added it to my favs.

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